Diallo: “La passione per il calcio nel mio Dna. I miei idoli? Robinho e Raul”

Diallo: “La passione per il calcio nel mio Dna. I miei idoli? Robinho e Raul”

Giovanissimo e già molto conosciuto, o meglio: temuto. Da due anni a questa parte Kamsoulaye Diallo non fa altro che seminare panico tra le difese avversarie e punirle a suon di gol. Prima con la maglia del San Mauro e ora con quella della Caccurese. Viene dal Senegal con tanta voglia di giocare a calcio e con l’obiettivo di  prendersi più soddisfazioni possibili, danzando con il pallone tra i piedi. A Caccuri lo amano tutti, e i suoi quindici gol stagionali tra campionato e coppa sono tanta roba, niente male per un classe 1998. E pensare che per due mesi è stato fermo ai box per infortunio.

Dal Senegal in Italia. Come si trova nel nostro paese?

Da quando sono arrivato in Italia ho incontrato tante difficoltà. Non è stato facile inserirmi nel territorio perché ancora ci sono molte resistenze nei confronti di noi ragazzi immigrati. Ma devo dire che nelle tante difficoltà, ho conosciuto anche molte persone che mi hanno aiutato.

E di questa situazione che stiamo attraversando cosa ne pensa?

Questo è un periodo difficile per tutti, che è arrivato all’improvviso. Nessuno era preparato ad affrontare questa pandemia. Spero che passa in fretta e che tutto ritorna alla normalità.

Come si sta allenando in questo periodo?

Il calcio mi manca molto. Mi manca la mia squadra: i miei compagni, il mister, tutto lo staff, gli allenamenti, le partite, le nostre risate e anche le arrabbiature. È difficile vivere così. Per non stare fermo mi alleno quasi tutti i giorni, abitando nella periferia della città ho lo spazio per correre fuori casa e svolgere vari esercizi.

Quindici gol per lei quest’anno, qual è il suo segreto?

Il calcio è la mia passione. Mi alleno bene e cerco di impegnarmi in ogni partita dando tutto me stesso.

La passione per questo sport quando è nata? E chi era il suo idolo da bambino?

La passione per il calcio è nata  quando ero piccolo. Fa parte del mio DNA. I miei idoli erano Robinho e Raul Gonzalez.

Ci parli di come ha vissuto il calcio da bambino…

Non ho mai avuto la possibilità di frequentare scuole  calcio, ma ho iniziato ad allenarmi con i miei amici e gli altri ragazzi del paese. Ho partecipato a diversi tornei e poi ho avuto la fortuna di essere selezionato e di partecipare al “Football face regional des junior au Senegal”

L’anno scorso in Prima categoria è stato uno dei protagonisti della salvezza del San Mauro. Che differenza ha notato tra il campionato interprovinciale e quello di promozione?

Sono due campionati che ho vissuto in maniera diversa: quello di Prima categoria è stato difficile. Sono stato attaccato molto dalle squadre avversarie, ho preso ingiustamente pugni e  brutte parole in campo. Quest’anno in Promozione ho vissuto il campionato in modo più tranquillo.

E la differenza tra il nostro calcio e quello senegalese qual è?

Il calcio che si vive in Senegal è uguale a tutti i paesi. Gli allenamenti e le partite si svolgono allo stesso modo. C’è solo una differenza : in Italia il livello è superiore perché c’è un’ economia diversa.

Il suo futuro…

Mi piacerebbe poter giocare un giorno in categorie superiori. Non so cosa mi riserverà il futuro per questo cerco di rimanere sempre con i piedi per terra e quel che verrà poi si valuterà.

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